Digital divide: a
che punto siamo?
Ristrette prospettive di banda larga...
18 ottobre 2007
L'obiettivo, rilanciato dal governo con il nuovo bando sul Wi-Max,
di portare la banda larga a casa di tutti gli italiani, abbattendo
l'ostacolo del digital divide, sembrerebbe ancora lontano. Lo rivela
il quotidiano La Repubblica che già a gennaio 2006 aveva pubblicato
un'inchiesta sullo stato della banda larga nel Bel Paese. Rispetto a
vicini di casa come la Gran Bretagna con il suo 99,8% di copertura
del territorio, nel nostro Paese il target del 90% è ancora lungi
dalla piena realizzazione.L'assegnazione delle frequenze ormai è
vicina (è partita solo con qualche mese di ritardo) ed entro metà
gennaio già si dovrebbe conoscere il nome dei vincitori per
l'assegnazione della banda 3.4-3.6 GHz (banda 3.5 GHz). Il problema
del digital divide comunque, secondo il quotidiano diretto da Ezio
Mauro, non sarebbe da sottovalutare.Già ad agosto infatti il Governo
ha annunciato risultati lontani dalle aspettative. Secondo il
bilancio estivo il lavoro fatto per colmare il divario digitale tra
Nord e Sud del Paese, che avrebbe dovuto coprire (nel Mezzogiorno)
con la banda larga circa 180 centrali, l'ha fatto su meno di un
terzo, ca. il 3% della popolazione.Wi-Max in alto mareResta ancora
molto da fare insomma e il Wi-Max, la tecnologia a banda larga e
senza fili , potrebbe essere un'ottima occasione per rilanciare la
sfida al digital divide, anche se bisognerà aspettare di vedere
all'opera la nuova tecnologia prima di giudicarne le potenzialità.Secondo
il quotidiano online La voce d'Italia i dubbi sarebbero
soprattutto di carattere economico."Nelle aree dove Internet arriva
mediante tradizionale cablatura - scrive Marcello Peluso - il
Wi-Max potrebbe non essere necessariamente più conveniente del
tradizionale ADSL mentre la tecnologia HyperLan (tecnologia che
grazie a piccoli ripetitori a basso impatto ambientale consentono di
sfruttare la frequenza 3.4Ghz per irradiare Internet a banda larga)
potrebbe ottenere il medesimo risultato del Wi-Max ma a prezzi più
contenuti".E intanto le compagnie telefoniche (Telecom in testa)
sono ripartite all'attacco. Telecom Italia ha già annunciato di
voler migliorare la copertura Adsl, con l'obiettivo di raggiungere
il 98 per cento della popolazione entro fine 2008 (ma più volte in
passato queste promesse sono state disattese).L'Adsl di
TelecomRecente è il piano anti-mux. Telecom sta installando apparati
(zainetti) per bypassare i mux, che impediscono agli utenti in certi
quartieri, anche metropolitani, di ottenere l'Adsl. Con mux o
multiplatore di linea ci si riferisce all'apparato limitante per l'adsl,
(da non confondere con mux adsl o dslam) posto dalla vecchia SIP
vent'anni fa per portare fonia nelle zone a bassa densità abitativa
o da poco in espansione, dove non conveniva (almeno inizialmente)
costruire una centrale telefonica. Tra i suoi i pregi, dovuti
proprio al suo scopo principale, vi è quella di instradare più linee
uscenti dal mux su una sola proveniente dalla centrale.Le reti
cablate, sia in rame che in fibra, sembrerebbero in grado di
veicolare una quantità di banda garantita superiore ed ad un numero
più grande di utenti rispetto al Wi-Max. La nuova tecnologia,
pertanto, potrebbe essere adatta per svolgere attività Internet
basiche e potrebbe dare problemi nella visualizzazione di video
podcast e streaming.Insomma, tutto dipenderà ancora una volta da
quanto le aziende vincitrici crederanno nel progetto Wi-Max e quanto
decideranno di investire a quanto pare. Le logiche corportative
delle telecomunicazioni, poi, potrebbero bloccare la rivoluzione sul
nascere.